MC Magazine
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Il basso: uno strumento che più di tutti sa sorprendere

Intervista a Fabrizio Paggi

Quale artista ti ha maggiormente influenzato nella tua formazione musicale?

Questa è una domanda facile! Indubbiamente Jaco Pastorius. Il basso elettrico considerato solistico o che sostiene il brano con un particolare tipo di accompagnamento deriva da lui. Jaco ha rivoluzionato tutto. Quando l’ho ascoltato la prima volta ero adolescente e ricordo che non avevo capito assolutamente nulla di quello che faceva.
L’ho percepito come un universo da scoprire, ero totalmente affascinato e non ho potuto fare a meno di approfondire. E del resto è proprio così che funziona l’Arte.

Fabrizio Paggi

Qual è dal tuo punto di vista la caratteristica principale che rende il basso uno strumento unico?

Il basso è uno strumento speciale. Speciale perché ha la capacità di rimanere sottotraccia e poi emerge e ti sorprende. La bellezza del basso elettrico è proprio questa: è un motore pazzesco perché è sia ritmica che armonia che melodia. Altri strumenti questo privilegio non ce l’hanno. Col basso si ha la possibilità di sviluppare tutte e tre le cose: per la ritmica è lo strumento più importante (e, giuro, non lo dico perché sono un bassista). Poi si sviluppa la parte armonica, si possono fare anche gli accordi, i bicordi ed è incredibile sotto questo punto di vista. Terza cosa: è uno strumento solistico eccezionale. Chiaramente è più limitato rispetto ad altri strumenti che nascono per fare assoli (come il sassofono ad esempio), il basso no ma negli ultimi 20/30 anni è cresciuto tantissimo sia espressivamente che tecnicamente.

L’insegnamento è una parte importante della tua carriera. Durante le tue lezioni, in che modo tieni l’equilibrio tra teoria e pratica dello strumento?

La teoria viene applicata direttamente allo studio dello strumento per cui di conseguenza è una cosa abbastanza semplice da trattare. Faccio partire tutti i miei allievi col basso in mano e iniziano subito a leggere la musica, il che può anche essere una noia ma spinti nel modo giusto tutti capiscono che è fondamentale e quindi si sentono incentivati a proseguire e ad imparare. Teoria musicale ed esecuzione di brani non devono essere percepite come due cose separate, è una delle basi della didattica che utilizzo.

Secondo la tua esperienza, per quale motivo sono più diffusi strumenti come pianoforte e chitarra rispetto al basso?

Perché la maggior parte delle persone il basso non lo percepisce ma soprattutto perché non riconosce quello che fa. Però io lo ribadisco: è il motore portante della musica degli ultimi 40 anni.
Quando hai 10, 15, 20 anni, sei molto più attratto da uno strumento appariscente (come pianoforte e chitarra), che emerge. La verità è che poi quando ci si accorge che il basso ha delle potenzialità mostruose e si capisce quel che il basso fa, ci si appassiona e difficilmente si torna sui propri passi.

Fabrizio Paggi

Cosa consiglieresti ai tuoi allievi di strumento che desiderano lavorare nella musica?

Questo è un discorso ampio, ci sono molti aspetti. In linea generale: un conto è suonare pop, un conto è suonare jazz e via dicendo. Dipende da che tipo di carriera si vuole intraprendere, che studi si vogliono fare. Ai miei allievi consiglio due cose all’inizio: studiare, studiare, studiare, tutti i giorni. E la seconda è suonare, suonare, suonare con gli altri anche in sala prove, non necessariamente durante eventi o concerti. Quello viene come terza cosa. Lo studio è fondamentale. Se si inizia a studiare con un bravo insegnante poi, la strada è spianata. Il docente giusto ti dà quelle quattro nozioni che ti porterai avanti tutta la vita.
Sconsiglio vivamente un percorso da autodidatta, ci sono moltissimi aspetti che non si scoprirebbero o che si affronterebbero con un’impostazione sbagliata che cambiare in un secondo momento risulterà molto complesso.
Per arrivare a determinati risultati tra i quali fare della musica il proprio lavoro, bisogna studiare bene e con costanza e non si deve smettere nemmeno quando l’obiettivo di diventare musicista professionista viene raggiunto.
Prometto che non diventerà mai un peso, la passione per uno strumento si manifesta anche col bisogno di conoscerlo e del basso non se ne ha mai abbastanza!

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Il basso: uno strumento che più di tutti sa sorprendere

Intervista a Fabrizio Paggi

Quale artista ti ha maggiormente influenzato nella tua formazione musicale?

Questa è una domanda facile! Indubbiamente Jaco Pastorius. Il basso elettrico considerato solistico o che sostiene il brano con un particolare tipo di accompagnamento deriva da lui. Jaco ha rivoluzionato tutto. Quando l’ho ascoltato la prima volta ero adolescente e ricordo che non avevo capito assolutamente nulla di quello che faceva.
L’ho percepito come un universo da scoprire, ero totalmente affascinato e non ho potuto fare a meno di approfondire. E del resto è proprio così che funziona l’Arte.

Fabrizio Paggi

Qual è dal tuo punto di vista la caratteristica principale che rende il basso uno strumento unico?

Il basso è uno strumento speciale. Speciale perché ha la capacità di rimanere sottotraccia e poi emerge e ti sorprende. La bellezza del basso elettrico è proprio questa: è un motore pazzesco perché è sia ritmica che armonia che melodia. Altri strumenti questo privilegio non ce l’hanno. Col basso si ha la possibilità di sviluppare tutte e tre le cose: per la ritmica è lo strumento più importante (e, giuro, non lo dico perché sono un bassista). Poi si sviluppa la parte armonica, si possono fare anche gli accordi, i bicordi ed è incredibile sotto questo punto di vista. Terza cosa: è uno strumento solistico eccezionale. Chiaramente è più limitato rispetto ad altri strumenti che nascono per fare assoli (come il sassofono ad esempio), il basso no ma negli ultimi 20/30 anni è cresciuto tantissimo sia espressivamente che tecnicamente.

L’insegnamento è una parte importante della tua carriera. Durante le tue lezioni, in che modo tieni l’equilibrio tra teoria e pratica dello strumento?

La teoria viene applicata direttamente allo studio dello strumento per cui di conseguenza è una cosa abbastanza semplice da trattare. Faccio partire tutti i miei allievi col basso in mano e iniziano subito a leggere la musica, il che può anche essere una noia ma spinti nel modo giusto tutti capiscono che è fondamentale e quindi si sentono incentivati a proseguire e ad imparare. Teoria musicale ed esecuzione di brani non devono essere percepite come due cose separate, è una delle basi della didattica che utilizzo.

Secondo la tua esperienza, per quale motivo sono più diffusi strumenti come pianoforte e chitarra rispetto al basso?

Perché la maggior parte delle persone il basso non lo percepisce ma soprattutto perché non riconosce quello che fa. Però io lo ribadisco: è il motore portante della musica degli ultimi 40 anni.
Quando hai 10, 15, 20 anni, sei molto più attratto da uno strumento appariscente (come pianoforte e chitarra), che emerge. La verità è che poi quando ci si accorge che il basso ha delle potenzialità mostruose e si capisce quel che il basso fa, ci si appassiona e difficilmente si torna sui propri passi.

Fabrizio Paggi

Cosa consiglieresti ai tuoi allievi di strumento che desiderano lavorare nella musica?

Questo è un discorso ampio, ci sono molti aspetti. In linea generale: un conto è suonare pop, un conto è suonare jazz e via dicendo. Dipende da che tipo di carriera si vuole intraprendere, che studi si vogliono fare. Ai miei allievi consiglio due cose all’inizio: studiare, studiare, studiare, tutti i giorni. E la seconda è suonare, suonare, suonare con gli altri anche in sala prove, non necessariamente durante eventi o concerti. Quello viene come terza cosa. Lo studio è fondamentale. Se si inizia a studiare con un bravo insegnante poi, la strada è spianata. Il docente giusto ti dà quelle quattro nozioni che ti porterai avanti tutta la vita.
Sconsiglio vivamente un percorso da autodidatta, ci sono moltissimi aspetti che non si scoprirebbero o che si affronterebbero con un’impostazione sbagliata che cambiare in un secondo momento risulterà molto complesso.
Per arrivare a determinati risultati tra i quali fare della musica il proprio lavoro, bisogna studiare bene e con costanza e non si deve smettere nemmeno quando l’obiettivo di diventare musicista professionista viene raggiunto.
Prometto che non diventerà mai un peso, la passione per uno strumento si manifesta anche col bisogno di conoscerlo e del basso non se ne ha mai abbastanza!

Fabrizio Paggi

Fabrizio Paggi
Insegnante di Basso Moderno e Jazz

Si avvicina al basso elettrico dall’età di 12 anni e dai 17 inizia un percorso didattico con il bassista Enzo Lo Greco, grande professionista che gli permette di appassionarsi definitivamente alla fusion e al jazz, approfondendo tecnica e armonia.
L’amore per il jazz lo spinge anche verso lo studio del sax contralto, col Maestro Emanuele Cisi.
Col tempo abbandonerà definitivamente il sax per continuare ad approfondire lo studio del basso, da sempre la sua prima scelta. Dopo essersi trasferito nelle Marche proseguirà gli studi nel jazz e si perfezionerà quindi con i Maestri Ludovico Carmenati, Massimo Morganti, Paolo Del Papa. Negli ultimi anni milanesi prosegue i suoi studi col pianista Alberto Bonacasa.

Fabrizio Paggi

Fabrizio Paggi
Insegnante di Basso Moderno e Jazz

Si avvicina al basso elettrico dall’età di 12 anni e dai 17 inizia un percorso didattico con il bassista Enzo Lo Greco, grande professionista che gli permette di appassionarsi definitivamente alla fusion e al jazz, approfondendo tecnica e armonia.
L’amore per il jazz lo spinge anche verso lo studio del sax contralto, col Maestro Emanuele Cisi.
Col tempo abbandonerà definitivamente il sax per continuare ad approfondire lo studio del basso, da sempre la sua prima scelta. Dopo essersi trasferito nelle Marche proseguirà gli studi nel jazz e si perfezionerà quindi con i Maestri Ludovico Carmenati, Massimo Morganti, Paolo Del Papa. Negli ultimi anni milanesi prosegue i suoi studi col pianista Alberto Bonacasa.