Dal touchscreen alla fisarmonica: come favorire lo sviluppo cognitivo dei più piccoli.

L’avvento del touchscreen ha modificato le nostre abitudini e di conseguenza quelle dei nostri figli. Molti oggetti del passato sono stati così riposti nelle soffitte. La stessa cosa è avvenuta per alcuni nobili strumenti musicali, facendoci dimenticare di come il loro utilizzo possa avere degli indubbi effetti positivi sui bambini. Ne abbiamo parlato con il M° Francesco Cordeo, titolare della Cattedra di fisarmonica della nostra Scuola di Musica. Buona lettura.

Cosa sarebbe la nostra vita senza il  touchscreen?

Oggigiorno usiamo questa tecnologia in qualsiasi contesto e luogo: a lavoro, a casa, a cena con gli amici, a scuola e persino quando siamo alla guida. Le interfacce touch sono ormai parte integrante della nostra vita e del rapporto di interazione uomo-macchina.

Purtroppo però a farne uso sono anche i bambini, che sin da piccoli consideriamo “geni” per la loro capacità, sembrerebbe innata, di comprendere in tempi brevissimi e sin dai primi anni di vita il “meccanismo” touch. Numerose e tra loro divergenti sono le tesi che sostengono come le nuove tecnologie possano ostacolare o favorire lo sviluppo cognitivo dei bambini.

Ma qual è la verità? Io di certo non intendo addentrarmi in argomenti medico-scientifici, né tantomeno ingraziarmi Professori e Medici appoggiando una teoria piuttosto che un’altra. Vorrei, più che altro partire da questa riflessione per parlare di uno strumento a me caro: la fisarmonica, erroneamente associata a qualcosa di antico o di bassa borghesia.

fisarmonica

Ti starai forse chiedendo quale sia il nesso logico attraverso cui collegare la tecnologia touch a questo meraviglioso e ormai poco comune strumento. Scopriamolo insieme.

1945. Fabrizio alla Cascina dell'Orto, a Revignano d'Asti. (archivio Fondazione Fabrizio De André Onlus)

1945. Fabrizio alla Cascina dell’Orto, a Revignano d’Asti. (archivio Fondazione Fabrizio De André Onlus)

La fisarmonica è da sempre associata a una cultura povera e contadina, per così dire folcloristica. Se pensi alla musica classica infatti, il primo strumento che ti verrà in mente non sarà di certo la fisarmonica, piuttosto penserai al pianoforte o al violino. Ecco perché non mi stupisce come negli ultimi anni il numero dei bambini che intraprendono lo studio della fisarmonica sia diminuito. Il colpo di grazia è stato poi dato dal contributo dei mass media che hanno oramai relegato questo strumento, per così dire vintage, al passato!

Eppure l’Italia è il paese natio della fisarmonica: senza “muovere” un’intera orchestra, ma con una semplice custodia rigida contenente il nostro amato strumento abbiamo portato la musica italiana in giro per il mondo. E ora? Purtroppo siamo culturalmente tornati al Medioevo! Nel nostro immaginario infatti la fisarmonica classica non è contemplata. Non sarà forse il caso di ridare dignità a questo strumento eliminando stereotipi e pregiudizi? In Russia, per esempio, non esiste orchestra sinfonica che non faccia da cornice alla fisarmonica classica. E questa cosa di certo non mi stupisce.

Stiamo infatti parlando di uno strumento nobile che richiede doti cognitive non indifferenti.

Mi spiego meglio. Mi piace immaginare la fisarmonica come se fosse un’automobile da corsa degli anni ‘70. Saresti capace di metterla in moto senza alcun aiuto? Allo stesso modo se avessi una fisarmonica tra le mani, sapresti accenderla?

Suonare la fisarmonica significa far lavorare contemporaneamente il cervello su azioni tra loro simultanee e differenti: mentre la mano destra si occupa dei tasti e dei bottoni, la sinistra lavora sul mantice e sui bassi. Per rendere meglio l’idea di cosa significhi suonare la fisarmonica, prova a immaginare di bendare un pianista. I fisarmonicisti non vedono infatti i tasti del loro strumento.

Immagina ora che qualcuno sposti continuamente il pianoforte. Che difficoltà eseguire un brano in questo modo! Suonare la fisarmonica è qualcosa di molto simile: il movimento del mantice sposta continuamente i bassi che dovrebbero essere suonati dalla mano sinistra, sta a noi gestirne il movimento con l’apertura e la chiusura in maniera armonica.

Cari genitori,

ormai il touch sta prendendo il sopravvento sui tasti, sui pulsanti, sui bottoni e credo che ai nostri bimbi manchi il poter pigiare, schiacciare e calibrare la forza utilizzata nella pressione per modificare il suono e di conseguenza l’esecuzione di un brano. Educhiamoli al tatto, lasciamo che le loro capacità oculo-manuali si sviluppino a pieno. Lasciamoli liberi di scoprire la complessità di uno strumento “meccanico” e non solo il vetro liscio e freddo di un tablet di ultima generazione.

M° Francesco Cordeo
Titolare della Cattedra di fisarmonica presso “Scuola di Musica MC di Milano”

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